Dichiarazioni alla stampa del Presidente Mattarella

Pubblicato il giorno 2 feb 2021

«Ringrazio il Presidente della Camera dei Deputati per l’espletamento – impegnato, serio e imparziale – del mandato esplorativo che gli avevo affidato. Dalle consultazioni al Quirinale era emersa, come unica possibilità di governo a base politica, quella della maggioranza che sosteneva il Governo precedente. La verifica della sua concreta realizzazione ha dato esito negativo. Vi sono adesso due strade, fra loro alternative. Dare, immediatamente, vita a un nuovo Governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti: sanitaria, sociale, economica, finanziaria. Ovvero quella di immediate elezioni anticipate. Questa seconda strada va attentamente considerata, perché le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia. Di fronte a questa ipotesi, ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che, oggi, devono far riflettere sulla opportunità di questa soluzione. Ho il dovere di sottolineare, come il lungo periodo di campagna elettorale – e la conseguente riduzione dell’attività di governo – coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia. Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni per adottare i provvedimenti via via necessari e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale. Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento tra lo Stato e le Regioni. Sul versante sociale – tra l’altro – a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un Governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale. Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione Europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei; ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione. Questa ha due mesi di tempo per discutere il piano con il nostro Governo; con un mese ulteriore per il Consiglio Europeo per approvarlo. Occorrerà, quindi, successivamente, provvedere tempestivamente al loro utilizzo per non rischiare di perderli. Un governo ad attività ridotta non sarebbe in grado di farlo. Per qualche aspetto neppure potrebbe. E non possiamo permetterci di mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro. Va ricordato che dal giorno in cui si sciolgono le Camere a quello delle elezioni sono necessari almeno sessanta giorni. Successivamente ne occorrono poco meno di venti per proclamare gli eletti e riunire le nuove Camere. Queste devono, nei giorni successivi, nominare i propri organi di presidenza. Occorre quindi formare il Governo e questo, per operare a pieno ritmo, deve ottenere la fiducia di entrambe le Camere. Deve inoltre organizzare i propri uffici di collaborazione nei vari Ministeri. Dallo scioglimento delle Camere del 2013 sono trascorsi quattro mesi. Nel 2018 sono trascorsi cinque mesi. Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi, per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani. Credo che sia giusto aggiungere un’ulteriore considerazione: ci troviamo nel pieno della pandemia. Il contagio del virus è diffuso e allarmante; e se ne temono nuove ondate nelle sue varianti. Va ricordato che le elezioni non consistono soltanto nel giorno in cui ci si reca a votare ma includono molte e complesse attività precedenti per formare e presentare le candidature. Inoltre la successiva campagna elettorale richiede – inevitabilmente – tanti incontri affollati, assemblee, comizi: nel ritmo frenetico elettorale è pressoché impossibile che si svolgano con i necessari distanziamenti. In altri Paesi in cui si è votato – obbligatoriamente, perché erano scadute le legislature dei Parlamenti o i mandati dei Presidenti – si è verificato un grave aumento dei contagi. Questo fa riflettere, pensando alle tante vittime che purtroppo continuiamo ogni giorno – anche oggi – a registrare. Avverto, pertanto, il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica Conto, quindi, di conferire al più presto un incarico per formare un Governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili che ho ricordato. Grazie e buon lavoro».

Storia di Ettore

La storia di Ettore… :
Abbandonato nel 1997 in una scatola di cartone sugli scogli del molo di Viareggio, è stato notato e salvato…non aveva una casa, ne aveva 100 almeno, non aveva un “padrone”, ma aveva cento, mille amici che si prendevano cura di lui..i pescatori di Viareggio erano la sua famiglia, lui li aspettava in questo punto del molo, aspettava la sua “cena” e loro erano ben felici di regalargli porzioni di pescato. Ormai era la mascotte di tutti, grandi, piccini e turisti, tutti avevano una carezza per lui..questo fino a dicembre 2016.. diciannove anni di affetto, strusciate e fusa. Qualcuno si è accorto che il tempo era quasi finito, così Ettore è stato portato in un rifugio dove ha vissuto con cure e amore, fino al 15 dicembre, quando la sua codina si è fermata per sempre ed è corso sul ponte a giocare con le stelle… Adesso gli è stata dedicata una statua in bronzo, posizionata nel punto sul molo in cui lui, aspettava i suoi amici pescatori… E niente, è solo una storia d’amore e ci tenevo a farvela conoscere..❤️

Post dal web

Una di loro…

“Siamo noi, la generazione più felice di sempre.
Siamo noi, gli ormai cinquantenni, i nati tra gli inizi degli anni ’60 e la metà degli anni ’70.

La generazione più felice di sempre.

Siamo quelli che erano troppo piccoli per capire la generazione appena prima della nostra, quelli del ’68, della politica e dei movimenti studenteschi.

Ancora troppo piccoli per comprendere gli anni di piombo, l’epoca delle brigate rosse e delle stragi nere.

Siamo quelli cresciuti nella libertà assoluta delle estati di quattro mesi, delle lunghe vacanze al mare, del poter giocare ore e ore in strade e cortili, delle prime televisioni a colori e i primi cartoni animati.

Delle Big Babol e delle cartoline attaccate alle bici con le mollette da bucato.

Delle toppe sui jeans e delle merendine del Mulino Bianco.

Dei gelati Eldorado e dei ghiaccioli a 50 lire. Dei Mondiali dell’82 e della formazione dell’Italia a memoria.

Di Bearzot e Pertini che giocano a scopa.

Siamo quelli che andavano a scuola con il grembiule e la cartella sulle spalle, e non ci si aspettava da noi nulla che non fosse di fare i compiti e poi di giocare, sbucciarci le ginocchia senza lamentarci e non metterci nei guai.

Nessuno voleva che parlassimo l’Inglese a 7 anni o facessimo yoga. Al massimo una volta a settimana in piscina, giusto per imparare a nuotare.

Poi siamo cresciuti, e la nostra adolescenza è arrivata proprio negli anni ’80, con la musica pop, i paninari e il Walkman.

Burghy e le spalline imbottite.
Madonna e il Live Aid.
Delle telefonate alle prime fidanzate con i gettoni dalle cabine e delle discoteche la domenica pomeriggio.
Di Top Gun e Springsteen. Dei Duran Duran e degli Spandau Ballet.
Delle gite scolastiche in pullman e delle prime vacanze studio all’estero.

E poi c’era l’esame di maturità, e infine il servizio militare, 12 mesi lontano da casa, i capelli rasati e tante amicizie con giusto un po’ di nonnismo.

Nel frattempo magari un Inter Rail e infine un lavoro. All’Università ci andavi solo se volevi fare il medico, l’avvocato o l’ingegnere. Che il lavoro c’era per tutti.

Siamo cresciuti nella spensieratezza assoluta, nella ferma convinzione che tutto quello che ci si aspettava da noi era che diventassimo grandi, lavorassimo il giusto, trovassimo una fidanzata e vivessimo la nostra vita.

Non abbiamo mai dubitato un istante che non saremmo stati nient’altro che felici.

E, dobbiamo ammetterlo, per quanto il futuro ci sembri difficile, e per quanto questa situazione ci appaia incomprensibile e dolorosa, siamo stati felici. Schifosamente felici. Molto più dei nostri genitori e parecchio più dei nostri figli.

Dal Web

Togliere

Arriva un tempo in cui dopo una vita passata ad aggiungere, inizi a togliere.
Togli i cibi che ti fanno male.
Togli i vestiti che ti vanno troppo stretti o troppo larghi.
Togli le cianfrusaglie dimenticate nei cassetti
insieme alla convinzione antica di non andare mai bene.
Togli il cuore dai posti dove non c’è più amore,
togli il tempo passato a inseguire le persone.
Togli lo sguardo da chi ti ha ferito,
Togli potere al passato, togli le colpe dai tuoi racconti e lo sguardo da chi ti parla dietro.
Togli le erbacce intorno ai tuoi sogni,
i compromessi che ti sporcano le scelte,
i sì concessi per adattamento.
La vera ricchezza non è aggiungere,
ma togliere…

A Bologna

A Bologna, se le cose vanno male, non ci arrabbiamo…a noi “ci tira il culo”!
A Bologna …. qualsiasi oggetto a cui non si trova il nome momentaneamente è un “bagaglio” o “bagaglino”
A Bologna non abbiamo i pantaloni …abbiamo le braghe.
A Bologna…”Lu lè e Li là” … sembrano due personaggi dei cartoni animati… ma vuol solo dire “quello e quella”.
A Bologna quando non ci sta simpatica una persona pensiamo: “L’è propi simpàtic cumpàgn un gàt tachè ai maròn!!!”
A Bologna diciamo sempre:”brisa”
A Bologna diciamo sempre……. “A tal deg!!!”
A Bologna se c’è vento.. soccia che buriana!
A Bologna se devo fare qualcosa di nascosto ..la faccio in camuffa!!!
A Bologna se una persona mi piace?…..non la corteggio, la intorto. !
A Bologna uno non porta sfiga …. porta iazza!
A Bologna ….dire dalla disperazione: “Se mi va bene questa volta, vado a San Luca a piedi!!!”
A Bologna, l’indeterminatezza di un numero si indica con “…e sblisga”.
A Bologna non c’è la sedia….c’è la scrana!!
A Bologna non ci sono adolescenti…ci sono gli sbarbi!
A Bologna non si rompono le palle… si stracciano i maroni!!
A Bologna, vedere le vecchiette che alla domanda del salumiere: “altro?” risponde con: ” altro” …
A Bologna …non si gioca a nascondino, si gioca “a cucco”
A Bologna non si lecca……as plòcca!!!
A Bologna nel letto non facciamo la pennichella… facciamo i covini!
A Bologna non si è matti….si è fuori dai coppi!!!
A Bologna..cosa facciamo…andiamo o stiamo….. “C’sà fàggna? andàggna o stàggna “
A Bologna gli anziani non girano col bastone … girano con la zanetta!
A Bologna non si inciampa…si scapuzza!!!
A Bologna, se un ragazzo è vistoso e grezzo nell’atteggiamento…Soccia che gran maraglio.
A Bologna se sei pallido….. sei sbiavdo!!!!
A Bologna se gli ormoni vanno a mille……..abbiamo una gran sverzura!!!
A Bologna non si fa sesso… si guzza!
A Bologna se ci metti molto ad esprimere un concetto…sei lungo come la messa cantata.
A Bologna se mangiamo qualcosa difficile da inghiottire…….Soccia se “impaluga”!
A Bologna se uno ha la pancia………..”Soccia che buzza!”
A Bologna non si danno le sberle…… as dà di scupazon!!!
A Bologna se spendi e offri da bere a tutti i tuoi amici… Sei uno spanizzo!
A Bologna non piove… viene giù un batedo d’acqua!!
A Bologna se uno è “tirchio” è un….. “plumone”!
A Bologna non ci sporchiamo….ci “impadelliamo”!!!
A Bologna se sei creativo…. hai dello sbuzzo
A Bologna non sei rimbambito…sei ismito!
A Bologna la “regina della casa” è solo lei….la zdaura!!!
A Bologna non si inzuppano i biscotti… si “tocciano” !!
A Bologna non c’è la polvere sotto i letti, a Bologna ci sono i….”gatti”!
A Bologna se qualcosa è scarso o non di nostro gradimento….è “tristo”!
A Bologna non si dice ‘cosa stai toccando’ ma … “cosa stai cipollando?”
A Bologna se uno fa lo stupido…… Mo brisa fer l’esan!!!
A Bologna, se non ti viene in mente il nome di una cosa, dici ….”bagai”…
A Bologna, uno molto alto e scoordinato…è un “giandone”!
A Bologna le cose non ci piacciono “molto”…..ma dimondi!
A Bologna non togliamo le cose….le “caviamo”!
A Bologna se uno ha un naso pronunciato….Soccia che gran “canappia” che ha lui lì!
A Bologna se una cosa è difficile da realizzarsi??? … mo lè piò fazìl che Galvani al vòlta pagina!
A Bologna una persona non è antipatica… è “sgodevole”…
A Bologna non si fanno i piccoli lavori di casa… si fanno i ciappini!!!
A Bologna se non troviamo qualcosa, non cerchiamo….ravaniamo!
A Bologna quando non si riesce a dormire e non si trova la posizione….ci si prilla nel letto!!!
A Bologna, quando uno vince una gara … gli ha dato la paga!!
A Bologna ogni motivo è buono……per far balotta!!!
A Bologna i piatti si asciugano con il … burazzo!!!
A Bologna non c’è il mercato …. c’è la “Piazzola”!
A Bologna non diciamo mai basta, ma “bona lé”
A Bologna quando fa freddo……”Mo soc’mel, che zagno!”…e se il freddo è tanto, lo zagno è del 32!”
A Bologna non abbiamo i capelli………..abbiamo un gran “bulbo”!!!!
A Bologna non si disturba la gente… semplicemente “a sè straza i maròn”…
A Bologna non si ride… si ghigna!!!
A Bologna quando indossiamo un abito nuovo…..lo “spianiamo”!!!
A Bologna le chewing gum …si chiamano “cicles”
A Bologna non ci demoralizziamo, a Bologna “ci scende la catena”!
A Bologna non si dice OK…..si dice “Aiò Capè!”
A Bologna quando una cosa non ci piace diciamo: mochè mochè mochè…
A Bologna da ragazzini ci sentivamo dire dagli adulti/anziani: “mè a la to etè a saltev i fòs par la longa”
A Bologna non abbiamo il pattume….abbiamo il rusco!
A Bologna i bolognesi non mangiano…. Taffiano!!!!
A Bologna non andiamo forte …”andiamo a busso”…
A Bologna non ci riposiamo davanti alla tele……ci “polleggiamo” ….
A Bologna … i “cinni” li mandiamo all'”esilo”…
A Bologna, quando uno/a ti attacca un bottone infinito …….. ti pianta una gran “tomella”!
A Bologna quando qualcuno starnutisce…rispondiamo “Bandessa!”
A Bologna non abbiamo i sacchetti…abbiamo le “sportine”!
A Bologna non ci sono belle ragazze… ci sono solo Gnocche…!
A Bologna non abbiamo conoscenze o aderenze…noi abbiamo le “bazze”…
A Bologna non fumiamo “le sigarette”…..fumiamo “le paglie”…..
A Bologna per aprire la porta…diamo il tiro.

Poesia scritta due secoli fa


“Quando passerà la tempesta
E si amano le strade
e siamo sopravvissuti
di un relitto collettivo.
Con il cuore piangente
e il destino benedetto
Ci sentiremo felici
Solo per essere vivi.
E gli daremo un abbraccio
al primo sconosciuto
e loderemo la fortuna
di conservare un amico.
E poi ricorderemo
tutto quello che abbiamo perso
e una volta impareremo
tutto ciò che non abbiamo imparato.
Non saremo più invidiosi
Beh, tutti avranno sofferto.
Non avremo più ignavia
Saremo più compassionevoli.
Varrà di più ciò che è di tutti
Che ciò che non ho mai ottenuto
Saremo più generosi
E molto più impegnati
Capiremo il fragile
cosa significa essere vivi
Suderemo empatia
per chi c’è e chi se n’è andato.
Ci mancherà il vecchio
che chiedeva un peso sul mercato,
che non sapevamo il suo nome
ed è sempre stato al tuo fianco.
E forse il vecchio povero
Era Dio travestito.
Non hai mai chiesto il nome
perché avevi fretta.
E tutto sarà un miracolo
E tutto sarà un’eredità
E la vita sarà rispettata,
la vita che abbiamo guadagnato.
Quando passerà la tempesta
Ti chiedo Dio, triste,
Che tu ci renda migliori,
come ci avevi sognato.”


(K.) O ‘ Meara – Poesia scritta durante l’epidemia di peste nel 1800)

Sempre attuale

Un giorno Albert Einstein scrisse alla lavagna:
9×1 = 09
9×2 = 18
9×3 = 27
9×4 = 36
9×5 = 45
9×6 = 54
9×7 = 63
9×8 = 72
9×9 = 81
9×10 = 91
In classe lo prendevano molto in giro, perché aveva commesso un errore.
Poiché la risposta corretta per 9×10 è 90, tutti i suoi studenti lo derisero.
Poi Albert aspettò che tutti stessero zitti e disse:
“Nonostante abbia risposto alle prime 9 domande, nessuno si è congratulato con me, tuttavia quando ne ho fallita una soltanto, tutti hanno iniziato a ridere; ciò significa che nonostante si facciano le cose quasi sempre bene, la società noterà il tuo minimo errore e se ne prenderà gioco.
Non lasciare che una semplice critica distrugga i tuoi sogni”
(Albert Einstein)

A proposito di… (2)

Negli ultimi mesi si leggono sul web lamentele e accuse rivolte ai dipendenti statali, che in questo periodo di covid hanno lo stipendio sicuro ecc. ecc.
Per chi non lo sapesse:
1) il dipendente statale paga le tasse ( 38 % ), sempre, periodicamente senza alcuna possibilità di evasione .
2) un dipendente statale che lavora nel comparto sicurezza sa quando esce da casa e non sa quando e se ci rientra, ma ciò fa parte della missione .
3) chi pensa che si è privilegiati, può tranquillamente indossare una uniforme previo concorso , sorbendosi così l’odio della plebaglia che vi etichetta come “servi dello Stato” e “sbirri di m***a”; per cosa ? per uno stipendio che, seppur dignitoso, non ripaga di tutti i sacrifici e del sangue versato come ci insegna la storia .
4) il “posto fisso” nelle ffoo è fattibile, chiunque idoneo può partecipare al concorso, ma evidentemente per tanti è più semplice criticare piuttosto che ammettere i propri limiti.
5)Il “posto fisso” dell’operatore di polizia è sacrificio anche per chi vi è accanto, che pazientemente ogni giorno e partecipe delle criticità che esso comporta sposando congiuntamente la causa del marito.
5) il “posto fisso ” dei suddetti preclude il dover passare tutte o quasi le feste incluse le domeniche al lavoro, mentre la propria famiglia, i propri bimbi ti aspettano per il pranzo, tu sei impegnato a tutelare per strada magari le stesse persone che il giorno prima ti inveivano contro; il nostro modesto stipendio “da posto fisso ” racchiude un sacrificio senza prezzo , come l’affetto somministrato in pillole ai propri cari e la poca presenza che si riserva a loro , come i momenti non vissuti , i compleanni e le ricorrenze mancate , le recite a cui non si e potuti essere presenti , situazioni che non ritornano più .
6)Il problema non è lo statale, ma chi percepisce reddito standosene a casa davanti a Netflix, attingendo dallo Stato le risorse che anche lo “statale sfigato ” versa.
7) Il successo nella vita e la conseguente serenità prescinde anche da una ininterrotta e perseverante ricerca della soluzione per realizzare le proprie ambizioni occupazionali , magari come ha fatto qualche saggio spostandosi altrove se tale è la chiave.
Lamentarsi è riduttivo se si sta impalati senza interrogarsi su ciò che è necessario fare per migliorare la propria condizione di vita.
Sulla base di ciò, ritengo che i post di piagnistero sui dipendenti statali che tempestano da mesi il web, sono imbarazzanti allo stesso modo di chi cerca guadagni facili ed effimeri .
Buona riflessione!

Fonte: Luca Orto

A proposito di… (2)

Negli ultimi mesi si leggono sul web lamentele e accuse rivolte ai dipendenti statali, che in questo periodo di covid hanno lo stipendio sicuro ecc. ecc.
Per chi non lo sapesse:
1) il dipendente statale paga le tasse ( 38 % ), sempre, periodicamente senza alcuna possibilità di evasione .
2) un dipendente statale che lavora nel comparto sicurezza sa quando esce da casa e non sa quando e se ci rientra, ma ciò fa parte della missione .
3) chi pensa che si è privilegiati, può tranquillamente indossare una uniforme previo concorso , sorbendosi così l’odio della plebaglia che vi etichetta come “servi dello Stato” e “sbirri di m***a”; per cosa ? per uno stipendio che, seppur dignitoso, non ripaga di tutti i sacrifici e del sangue versato come ci insegna la storia .
4) il “posto fisso” nelle ffoo è fattibile, chiunque idoneo può partecipare al concorso, ma evidentemente per tanti è più semplice criticare piuttosto che ammettere i propri limiti.
5)Il “posto fisso” dell’operatore di polizia è sacrificio anche per chi vi è accanto, che pazientemente ogni giorno e partecipe delle criticità che esso comporta sposando congiuntamente la causa del marito.
5) il “posto fisso ” dei suddetti preclude il dover passare tutte o quasi le feste incluse le domeniche al lavoro, mentre la propria famiglia, i propri bimbi ti aspettano per il pranzo, tu sei impegnato a tutelare per strada magari le stesse persone che il giorno prima ti inveivano contro; il nostro modesto stipendio “da posto fisso ” racchiude un sacrificio senza prezzo , come l’affetto somministrato in pillole ai propri cari e la poca presenza che si riserva a loro , come i momenti non vissuti , i compleanni e le ricorrenze mancate , le recite a cui non si e potuti essere presenti , situazioni che non ritornano più .
6)Il problema non è lo statale, ma chi percepisce reddito standosene a casa davanti a Netflix, attingendo dallo Stato le risorse che anche lo “statale sfigato ” versa.
7) Il successo nella vita e la conseguente serenità prescinde anche da una ininterrotta e perseverante ricerca della soluzione per realizzare le proprie ambizioni occupazionali , magari come ha fatto qualche saggio spostandosi altrove se tale è la chiave.
Lamentarsi è riduttivo se si sta impalati senza interrogarsi su ciò che è necessario fare per migliorare la propria condizione di vita.
Sulla base di ciò, ritengo che i post di piagnistero sui dipendenti statali che tempestano da mesi il web, sono imbarazzanti allo stesso modo di chi cerca guadagni facili ed effimeri .
Buona riflessione!

Fonte: Luca Orto

A proposito di…

Le parole di Lele Mora riguardo “Angela non c’è coviddd”:

Nella vita tutti hanno bisogno di un po’ visibilità, tutti. Credo che lei abbia sofferto tanto, un minuto di visibilità va dato a tutti, anche a Angela che ha sofferto tanto nella vita. Se ha un po’ di pubblicità se lo merita e basta. Se è vero che sono il suo agente? No, io non sono l’agente di Angela da Mondello, sono altre persone, io sono solo quello che ha provveduto insieme ad altre persone, ad Antonino e al suo musicista a fare quel pezzo”.

Quindi è normale dare visibilità a una pazza?
Qua la gente continua a morire e si ci ride su, così!

E non aggiungo altro perché più si parla di sta deficiente più le si darà importanza!

Primo e unico post mio al riguardo!

@barbameblog