I nostri corpi si amavano. I nostri pensieri si ignoravano o si contrapponevano. Le nostre età erano molto differenti, ma quello non mi preoccupava. Pensavo che l’amore, quello grande, quello vero, c’era già: nel suo sguardo, nei suoi gesti, nella sua impazienza. Non sapevo che bisogna crearlo, costruirlo, come si fosse trattato di una casa, di un’opera d’arte. Ero là e aspettavo che l’uomo che avevo scelto mi portasse la fiamma per illuminare la mia anima. Quando non tutto andava esattamente come speravo, ero delusa e diventavo infelice. Era colpa sua. Doveva indovinare le mie attese e soddisfarle come in un romanzo. 
Tahar Ben Jelloun, A occhi bassi, Einaudi 1991

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