La schiena di una donna è roba per intenditori. Ad amarne la bocca, gli occhi, i fianchi sodi, si fa presto. E’ un fatto da poco.
La schiena no, la schiena è un’altra cosa. E’ un privilegio di fiducia. E’ la sensualità che da le spalle al mondo e guarda avanti. La schiena è femmina e, quando si volta, lo fa perché non teme inganni. E’ spavalda, audace, baldanzosa. Ha un binario unico, che le corre al centro. Un solco lungo il quale colano, dall’alto verso il basso, le pugnalate che non ha saputo evitare, le carezze liquide di certe mani belle. La schiena non trattiene, la forza di gravità glielo impedisce. La schiena sa come lasciar andare. E’ un battitore libero, il punto più selvaggio di una donna. Risalirla con la bocca, tenerla ferma con le mani, accerchiarla in un abbraccio, è un colpo di fortuna. Ma certa gente non lo sa e per questo la trascura. La schiena di una donna è la sua forza, il suo più antico cedimento. Si inarca quando ama, sta dritta quando deve, come il fusto di un albero maestoso, il tronco di una quercia secolare, lo stelo di un fiore che si schiude sul collo: lì, i baci sono più belli, i graffi fanno più male.
Per capire una donna, basta leggerne la schiena. Curva o tesa, morbida o nervosa. Se si lascia prendere, vuol dire che si fida. Se si gira di scatto, è perché non torna indietro.
Antonia Storace

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