E allora vorrei che fosse una strada, il tempo. Il mio tempo. Mi basterebbe pure un arco temporale limitato. Non chiedo troppo. Tornerei indietro, da un po’ di gente che ho nei pensieri io, con alcuni parlerei, spiegando meglio, facendomi capire, sarei educato, calmo, col cuore in mano e le scuse in tasca, ad altri chiederei perché, come, quando, con chi. Ma con alcuni, invece, no, non parlerei proprio, oh, no, con alcuni non direi nemmeno una parola. Li guarderei da lontano, alcuni di quelli con cui non parlerei, li osserverei attentamente da lontano, alcuni di quelli con cui non parlerei, senza avvicinarmi.
E allora vorrei che fosse su quella strada, vorrei spiegarlo lungo quel percorso fatto di anni, mesi, ore, minuti e momenti preziosi, lì, è lì che spiegherei il confine labile fra essere sinceri ed essere troppo ingenui, fra essere nudi ed essere deboli, e dimostrerei che quel confine basta guardarlo da punti di vista, sentimenti e cuori diversi per spostarlo in favore di un lato o di un altro, e che è un confine vicino al quale, prima o dopo, ci ritroviamo un po’ tutti, quindi meglio essere prudenti nelle valutazioni. Lì, su quella strada, tornando a certi momenti che ho in testa io, prenderei qualcuno con forza, e lo abbraccerei, così, deciso, sicuro, con gli occhi lucidi e le mani sudate, e gli direi “oh, io sto con te, non ti mollo, tu fa’ quello che devi fare che io non ti mollo”, non lo farei dubitare, non lo farei più dubitare, nemmeno un po’.
E allora vorrei che fosse proprio grazie a quella strada, grazie a quella strada che alcuni, fra quelli che ho nel cuore io, potessero cambiare le cose, sentirsi meno sbagliati, ma senza calpestare il proprio orgoglio e la propria dignità, perché non esiste gesto più grande e generoso di concedere a qualcuno un’altra possibilità senza farglielo pesare, senza fargli sostenere il peso disumano e impietoso della vergogna e del giudizio, ché io lo so, di ulteriori possibilità non ne vorrei solo io, ma anche altri, molti altri, proprio quelli che non sembra, quelli più duri, quelli col fucile in mano e lo sguardo arrabbiato, quelli in trincea, confusi in mezzo al fango, quelli che non si muovono mai di un centimetro, immobili, fedeli a se stessi ma dilaniati dentro, e vorrei che proprio loro, tornando sui propri passi, senza l’angoscia d’essere osservati o giudicati, su quella strada, avessero la possibilità di cambiare le cose, di rimediare, di riposizionarsi, di richiamare a sé la pallottola sparata nel petto sbagliato e correggere gli errori, gli errori più brutti, e di chiedere scusa a se stessi. Chiedere scusa a se stessi. Li accarezzerei con dolcezza. Mi accarezzerei con dolcezza. Saremmo sulla stessa strada.
Tutti sulla stessa strada, ma sarebbe diverso. Un po’ diverso, quel tanto che basta per essere certi che no, non è quasi mezzogiorno, è quasi mezzanotte, è quasi un giorno nuovo.

Roberto Emanuelli 

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