I miei genitori 

Non li sopporto più.
 Brutto a dirsi ma a volte lo penso davvero. Ultimamente non sopporto più nessuno.
 Non sopporto il mio lavoro. 
Per non parlare dei clienti, sempre le stesse domande, sempre con il sorriso anche quando hai i tuoi cazzi per la testa. Non sopporto i miei titolari. Si lavora come somari e mai che ti senti dire un “brava”.
Ma ciò che più mi da fastidio non ha nulla a che fare con lavoro o ciò che gli gira attorno.
 Credo che sia molto peggio.
 Vivo in una casa formata da due appartamenti.
 Uno mio.
 L’altro dei miei. 
Questione di metri. E muri.
 I muri sono come spugne, assorbono tutto. Le risate e i litigi.
 Di risate ne hanno sentite poche.
 Di urla parecchie.
Anche adesso, mentre scrivo.
 Sono a metà della mia vita e sinceramente nulla è come avrei voluto che fosse.
 Il mio matrimonio è diventato la sagra dell’amicizia. 
Il matrimonio dei miei genitori è scandito da giorni sempre uguali. Dove i discorsi sono sempre gli stessi. E le litigate sono all’ordine del giorno. Hanno 70 anni e potrebbero vivere nella più completa serenità. Invece è l’esatto contrario.
 Lei e lui. 
Lui e lei.
 Zero amici.
 Io dall’altra parte del muro.
 Mio padre ha avuto la sfiga dopo poco tempo dall’essere andato in pensione di ammalarsi di psoriasi. 
Per l’amor del cielo non si muore. C’è di peggio.
 Ci sono fasi altalenanti della malattia dove le “crosticine” non danno fastidio più di tanto. Altri momenti nei quali il prurito è talmente forte che si arriva a sanguinare. E sporca i vestiti. O il pigiama. Penso che sia una subdola tortura. Infinita. Mille medicine e mille cure tutte andate a puttane. 
E penso che avrebbe solo bisogno di tranquillità. Avrebbe solo bisogno di una parola di conforto. 
Invece in quella casa si sentono solo urla.
 Mia madre è una pazza isterica. 
Quando il mio matrimonio è andato agli sgoccioli e mi sono innamorata di un altro è arrivata a dirmi cose che una madre non dovrebbe nemmeno pensare riguardo a una figlia. Cose talmente cattive, volgari, cariche di rabbia e odio. 
Io non meritavo questo.
 Mio padre non si merita sta perenne rottura di coglioni. È una piaga. Una macchina che sputa cattiveria. 
Io mi chiedo sempre come faccia a sopportare tutto questo. Un qualsiasi altro uomo l’avrebbe mandata a fanculo da un bel pezzo. Eppure lui sopporta. Si fa del male e continua a sopportare.
 Ma a 70 anni che cosa mai vuoi andare a fare?
 Nulla.
 Non saprebbero né dove andare né cosa fare.
 I vicini tempo fa passavano, li coinvolgevano. Anche solo per una passeggiata o un invito per andare da qualche parte. 
Mio padre sarebbe anche andato. Lei liquidava il tutto con un “No! Cosa ci andiamo a fare!” 
I vicini non sono più venuti.
 Quando mio padre non ne può più prende il cane e sta via, per ore.
 E pensare che è l’uomo più buono del mondo.
Che amarezza.
 Più si va avanti con l’età più ci si dovrebbe voler bene. Sostenersi a vicenda. Essere ancora più uniti, più complici. 
Io non li sento mai ridere.
 Da tanto ormai.
 Riesco solo a chiedere a me stessa come si possa arrivare a tanto.
L’amore è davvero per pochi.
 Beati coloro che si amano davvero.

©barbame 

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4 pensieri riguardo “I miei genitori 

    1. Malinconia…
      Eterno demone la malinconia
      Fa pensare a ciò che è stato e che non c’è. A volte accompagna anche me. Mi prende per mano. Commentare e scrivere perché no?
      Io sono piuttosto diretta quando scrivo. Quello che mi passa per la testa in quel momento indifferentemente che sia qualcosa di bello o no. Se chi legge si ritrova in ciò che scrivo diventa una piccola soddisfazione
      Buona vita…

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