Mia madre

Penso di non aver mai parlato di mia madre.
Una donna strana lei.
Una donna lunatica.
A volte di una dolcezza unica, altre di una freddezza glaciale.
Da piccola me la ricordo come una madre affettuosa ma a tratti algida.
Mi ricordo i tempi della scuola. La mia scarsa voglia di studiare. Proprio mi annoiava farlo. E, ricordo bene come fosse ieri, quando tentennavo sui libri inconcludente, certi scopaccioni all’improvviso da dietro. Cazzo se me li ricordo bene!
Ma io sono sempre stata terribile, non è colpa sua.
Come quella volta, in bicicletta con Michela nella stradina con la ghiaia. I freni delle biciclette che si accavallano ed entrambe finiamo a terra. Le ginocchia piene di sangue. Il panico. E ritornare sulla bici piangendo perché piegare le ginocchia faceva un male porco e tornare a casa sperando nelle coccole della mamma che semplicemente mi guarda e riesce solo a dire: togliti i vestiti e disinfettati, ne combini sempre una. Di questa caduta conservo una piccola cicatrice sul ginocchio.
O quella volta che stavo al parco con gli amichetti che tra giochi e passatempi s’è fatto tardi. Anche qui corsa a casa. Ascensore. E il mio dito che rimane schiacciato in mezzo alla porta. Ennesimo copione. Dito nero, sangue ovunque. E lei: ti sta bene, la prossima volta guardi l’orologio. Mi è saltata via l’unghia. Pazienza e poi ricresciuta. 
Da bambina vivace sono diventata un’adolescente terribile.
Sempre alla ricerca di fuggire da una casa con troppe regole e troppi “no”.
Il mio primo fidanzatino a 16 anni lui 3 in più. Il biglietto da visita per poter uscire di casa. 
Ma a sto povero cristo gliene ho fatte di tutti i colori. Assetata di conquiste ed esperienze. Stavo cominciando a capire il mio corpo e ciò che potevo farne, ma in questo percorso di conoscenza ho capito quello degli altri ma non il mio.
Comunque quella volta che la moglie del collega sposato ha telefonato a casa dicendo che il marito era stato a letto con me credo di aver toccato davvero il fondo.
Cazzo quante ne ho prese! Io che correvo intorno al tavolo e la mamma con la ciabatta in mano che me le suonava di santa ragione. 
Il problema è stato che in casa mia l’argomento sesso era un tabù e a dire il vero non ho mai sentito i miei farlo. Mi sono cercata da sola ciò che volevo sapere.
Poi è arrivato il mio secondo fidanzato che è poi diventato mio marito e il padre di nostra figlia.
Un bravissimo uomo. 
Il problema è sempre il mio. Infatti dopo 15 anni di matrimonio ho perso la testa per un altro uomo e ho lasciato tutto per lui.
Per mia madre è stato un disastro. Sono stata il più grande fallimento della sua vita. Non so dire quanta rabbia e quanto odio abbia scaricato su di me. Mi ricordo solo insulti, lacrime e dolore.
E una madre che ti augura il peggio che ti può capitare non so se sia davvero una buona madre.
Ma ho proseguito per la mia strada vivendo il mio amore per 5 anni.
Una volta finita mi sono sentita morire. Avevo perso tutto. E quando sono andata da lei e le ho detto: è finita ma non chiedermi mai il perché, lei ha pianto di brutto come se si fosse liberata da una dannazione.
Adesso abbiamo un rapporto normale. Reciproci scambi di conversazioni tra due persone. 
Ma nella mia vita avrei solo voluto una madre meno incazzata col mondo intero e più affetto da parte sua. Non che non me l’abbia dato ma ciò che mi è mancata è stata la complicità che di solito c’è tra una madre e una figlia. Il confidarsi. Il conforto nel momento del bisogno. Un certo tipo di affetto che molto probabilmente ho cercato nelle persone che ho incontrato nella mia vita ma che completamente non ho mai trovato.
Questo è quanto. 
So per certo che con mia figlia ho un rapporto completamente diverso.
E tutto insegna.

©barbame 

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