Infanzia

I miei genitori si sono sposati il 1 agosto 1971.

Il 15 aprile dell’anno successivo sono nata io.

Non mi è mancato l’affetto ma forse avrei voluto ricevere più amore. 

Papà lavorava presso il comune del nostro paese prima come netturbino poi successivamente con un’altra mansione presso la cucina comunale. Aveva il compito di trasportare i pasti, che venivano cucinati nella cucina, nelle mense delle scuole: materna, elementare e media. 

Al pomeriggio papà aveva un altro lavoro perché le spese erano tante e faceva qualche ora per arrotondare.

Mamma è rimasta a casa dal lavoro fino a quando ho compiuto i 6/7 anni poi ha ricominciato a lavorare. Cuciva a macchina le tomaie delle scarpe presso un brand molto famoso “Magli” e in seguito per “Testoni”. Ha sempre cucito scarpe. Anche quando le ditte hanno chiuso e ha dovuto ricominciare da capo ma ha sempre avuto gli occhi e le mani tra le scarpe. 

Insomma i miei genitori non li vedevo mai. A scuola andavo da sola. Tornavo a casa da sola. Preparavo il pranzo da sola. Al pomeriggio facevo i compiti da sola. Giocavo da sola. Ero sempre sola fino alle 6 di sera. Sempre. 

Non so dire se questo abbia influito sul mio carattere e sulla mia crescita ma credo di averne sofferto, silenziosamente. Ma non ho mai pianto. A scuola andavo benino, non ero una “cima” d’intelligenza ma me la sono sempre cavata. 

Nonostante fossi a casa da sola non potevo uscire, il massimo della mia trasgressione era scendere al parco sotto casa con gli amici ma ovviamente l’obbligo era rientrare prima dell’arrivo di mamma altrimenti si sarebbe incazzata! Mi ricordo un pomeriggio al parco con gli amici e tra una discesa dallo scivolo e un giro in altalena l’orario mi scappa…. Mi ricordo che sono fuggita a casa di corsa e dalla fretta mi sono chiusa una mano nella porta dell’ascensore, in particolare il dito medio e l’unghia troncata di netto. In ascensore credevo che sarei morta, la testa che girava, la nausea, sentire il dito pulsare e avere paura di guardare com’era “messo”. Bianca come un morto entro in casa e lei era già arrivata. Avevo dimenticato che al venerdì tornava a casa un’ora prima. Sono riuscita a dire “ero giù al parco, non mi sono accorta dell’orario, per fare prima ho tirato la porta dell’ascensore e mi sono schiacciata la mano” Ho solo pensato che mi avrebbe medicato e consolato ma le sue parole sono state “ti sta bene! così la prossima volta arrivi a casa in orario!” Mi sono disinfettata da sola, ho messo il cerotto, poi l’unghia è diventata nera ed è saltata via. Ma ho sofferto per questo….

Giocare sempre da sola, nella mia cameretta, pochi giochi, si contavano sulle dita di una mano. Due Barbie e i vestiti li faceva a maglia la mamma perché a comprarli costavano troppo. C’era una bambola che camminava da sola. Dietro aveva un piccolo scomparto dove si metteva un piccolissimo disco con due canzoncine, lato A, lato B. Un po’ inquietante a dire il vero. Una notte è partita da sola “oh che bel castello marcondirondirondello!” 

Da allora ho avuto sempre paura di vedere film horror con immagini di bambole.

Ho sofferto per i silenzi. Ho sofferto per le scenate di gelosia di mia madre. Ingiustificate. Mio padre non ha mai pensato di tradire mia madre ma lei è sempre stata mezza scema e si faceva dei film allucinanti.

Ho sofferto per la mancanza di comunicazione tra noi, in casa, si è sempre parlato poco, è quello che mi interessava sapere o l’ho scoperto da sola o me lo sono fatto dire dagli altri. 

Mi ricordo certi ceffoni in testa, all’improvviso, da dietro, mentre studiavo, o almeno ci provavo, bastava che mi distraessi un attimo e partivano in automatico.

Si parlava poco ma i ceffoni me li ricordo bene.

Poi sono arrivata a 16 anni e qualcosa, lentamente, è cambiato…

©barbame 

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