Anni che passano 

Ed eccomi qui il giorno di Pasquetta sulla spiaggia di Rimini. 17 aprile sembra una data qualunque. In effetti è da parecchi anni che io e Fabrizio abbiamo dimenticato questa data. Eppure nel 1995 ci siamo sposati in questa data e, come stavolta, era il lunedì dell’Angelo. 

È stata sempre una storia particolare la nostra. Forse perché ci conosciamo da quando eravamo bambini. Forse perché siamo sempre stati troppo amici per poter essere anche coniugi. 

Non lo so se tra noi c’è o c’è stato amore ma sicuramente da ciò che siamo e siamo stati ne è uscita fuori una persona speciale: nostra figlia. 

Lei è stata l’unica persona che ha continuato a mantenerci uniti anche quando, per cinque anni, mi sono allontanata da casa per inseguire un’amore che, con il tempo, è diventato solo rabbia e dolore, ma siamo rimasti uniti per qualsiasi cosa riguardasse nostra figlia. 

Avere una figlia con una malattia genetica rara ti porta a rinunciare a tante cose e lotti con tutta te stessa per difenderla, per proteggerla, perché la stupidità della gente supera tutte le barriere. Ignoranza e menefreghismo la fanno da padrone e tu, genitore, lotti contro tutto questo. A volte invano.

Da quando mia figlia ha tre anni che entriamo e usciamo dagli ospedali. Esami, visite, chi più ne ha più ne metta. E vedere i medici che vanno per tentativi perché i sintomi sono di una patologia ma altre caratteristiche fisiche sono di un’altra. E ti senti dire “…sarà questo…” o “…sarà quello…” e fanno esami e prelievi di sangue e quasi sembra che si vogliano accanire a tutti i costi e tu, genitore, vorresti fermare tutto ma poi ti assalgono i sensi di colpa “se avessimo fatto…” e perciò vai avanti dai il consenso fino a quando, molti anni dopo arriva l’esito. E finalmente dici “ok ora sappiamo non dovremo più girare e cercare”

È stata dura, tanto. E tutti che dicono “siete una gran coppia, siete due genitori fantastici” Per un figlio si fa questo e si fa anche di più.

Lei è stata la mia forza quando avrei solo voluto sparire dalla faccia della terra. Lei è stata il mio ossigeno, il mio respiro. Fabrizio è un uomo molto buono, paziente, molto apprensivo per ciò che riguarda la figlia. Ma noi siamo troppo amici e non possiamo essere altro. A storia conclusa sono ritornata a casa. A casa ma non da lui. Mi sembrava di prenderlo per il culo, e mi succede ancora, perché è ciò che faccio, per questo viviamo insieme ma non condividiamo il letto. Non è giusto, non è corretto. Lui è mio marito ma resta il mio migliore amico e così stiamo bene. Abbiamo un equilibrio. Condividiamo hobby, palestra, amici, vacanze, ma non il letto. 

Mi sento cattiva ma sono una persona coerente. 

Per questo non festeggiamo più il nostro anniversario di matrimonio e non portiamo più la fede al dito anche se sono passati 22 anni. Tra alti e bassi. Ma siamo due genitori perfetti e questo, per me, è ciò che conta più di qualsiasi cosa al mondo.

Amen 

©barbame 

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